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Quando dicevo di voler fare la giornalista – da grande – non pensavo ai reportage dalle zone di guerra in stile Oriana Fallaci. Mi immaginavo invece in una redazione di moda, soffocata dai regali dagli stilisti, con i capelli sempre perfetti,  i tacchi alti da mattina a notte fonda – ma senza sofferenze – e un lavoro che consiste per lo più nel selezionare foto e scrivere due paragrafi al giorno. Ah, dimenticavo, fiori freschi recapitati alla scrivania ogni giorno, gentile cortesia di fan/ammiratori senza fine. Poi la vita si mette nel mezzo e ho un lavoro un po’ diverso, i tacchi li tollero solo per alcune ore e le borsette firmate si comprano al massimo una volta l’anno,  pagate di tasca mia. I fiori in ufficio mi sono arrivati tre volte in quattro anni. 

Quando l’opportunità di visitare la redazione di Stylist Magazine ha bussato alla mia porta, non me la sono lasciata sfuggire. Il magazine in free press – che secondo me non ha nulla da invidiare a Grazia e agli altri che si trovano in edicola – ha dedicato un servizio fotografico a tutte le sue fidate lettrici che hanno partecipato al loro sondaggio annuale e che non si sono lasciate scoraggiare dalla quantità e dall’impertinenza delle domande.

L’articolo, con foto delle protagoniste, esce il 5 Dicembre.

La redazione è in un vecchio edificio stile ex fabbrica, mattoni a vista,  ampie vetrate, ambiente ideale per consentire a menti giovani e creative di mettersi al lavoro. Fin qui nulla di nuovo, assomiglia alle agenzie di media e pubblicità con cui lavoro anch’io.

E’ domenica. Arrivo alle 11, come da programma. Vengo accolta da due ragazze che lavorano al giornale. Sono bionde ed efficienti, incarnano il prototipo di chi lavora nella moda: jeans dai 250 £ in su, sdrammatizzati da una maglietta di Zara, magre ma sane, con degli anelli di fidanzamento simili a quelli che Liz Taylor si fece regalare da Richard Burton. Simpatiche, non sono intimidatorie, mangiano pure le brioche!

Le interrogo sulla redazione, sul loro ruolo e su come verrà utilizzato il sondaggio che noi presenti abbiamo compilato. Preparatissime, mi parlano dei trend interessanti che sono emersi: tante giovani lettrici fanno psicoterapia, hanno come priorità’ gli affetti, non il lavoro, come invece ci si aspetterebbe. E hanno molto a cuore il dilemma se è meglio fare figli quando si ha raggiunto un certo livello nella carriera o prima. Quindi vogliono figli, il punto è quando.

Affilo le orecchie per ascoltare le storie delle altre ragazze in fila. Una è alla ricerca di un opportunità lavorativa, magari uno stage proprio da Stylist – un’altra vuole fare la stilista, due amiche ancora non credono che tutto questo stia capitando proprio a loro, e contengono a fatica urletti di eccitazione. Le ragazze che incontro sono carine, curate, hanno uno stile naturale e personale.

In dieci minuti ho finito, ho quattro foto in formato passaporto, incorniciate nella copertina di Stylist.

Mi sono divertita.

Complimenti a quelli di Stylist per essersi inventati questo evento: offrendo un’opportunità speciale al proprio audience, hanno presentato, a chi gli riempie gli spazi pubblicitari, uno spaccato dettagliato e molto autentico dei propri lettori.

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