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Basta pronunciare il nome: Jenny Packham, e subito segue un sospiro di ammirazione. Questo accade se in compagnia di colleghe e amiche inglesi, o italiane residenti all’estero. Alle controparti italiane, questo nome non dice molto, se non che lavorino per Vogue Italia. Ma sono sicura che se mostrassi loro una foto di Kate Middelton o Kate Winslet con indosso una delle sue creazioni, anche i loro occhi si accenderebbero, come spesso accade davanti ad una bella foto di moda o ad un oggetto del desiderio che si ammira in vetrina.

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Un’amica orobica e residente a Londra, ha scelto un abito di Jenny Packham per le sue nozze, sfidando le convenzioni locali della media borghesia lombarda e preferendo un abito con strass o perline, anziché’ il solito abito delle solite sospette.

Ammirazione, sorpresa e anche un po’ di invidia, per quel pizzico di audacia’ che l’ha resa una sposa più memorabile di tante altre. Ma sto divagando…il motivo di questo post è che sono stata invitata – sì, Il mio lavoro ha dei benefit intangibili, non remunerati ma molto edificanti – ad una sfilata di questa celeberrima stilista inglese a niente meno che il V&A. E’ bello vedere che musei e spazi architettonici interessanti vengono utilizzati per diversi usi e che vengano presentati al grande pubblico come un luogo accessibile, dove ritrovarsi, bere un caffè, un bicchiere di vino mentre si ammirano opere d’arte spettacolari.

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La sfilata – a parte pochi fortunati invitati e la solita manciata di giornalisti – era accessibile a tutti, previo pagamento di un biglietto, ovviamente da comperare on line e, vista la caratura della stilista, con largo anticipo. E non a caso all’ingresso, in fila ordinata come da copione, c’erano certamente tante belle signorine vestite e taccate come ci si aspetta, ma anche tanti studenti, signori di mezza età e signore con qualche decina di anni più di me. A guardarli si poteva dire che la moda è un fenomeno di massa. Di certo tutte queste persone hanno visto una sfilata in televisione, o sui canali specializzati via web, ma vedere lo spettacolo dal vivo è un’esperienza tutta diversa.

Il risultato? La sfilata si è dimostrata uno spettacolo a tutto tondo, tra luci, musica e abiti da sera, e da sposa, da favola, tutti molto femminili e leggeri, che a me ricordano molto i pezzi di alta moda di Valentino (ad una frazione del prezzo). Un bel modo di passare 20 minuti. E a tutte noi, creature normali, che si muovono indossando le ballerine per camminare veloci, noi che non siamo attrici da Oscar o principesse, rimane il desiderio di indossare qualcosa di speciale, da sera. E se non lo possiamo fare, allora lasciateci sognare, guardare le sfilate, sfogliare le riviste di moda. Non ha mai fatto male a nessuno.

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http://www.vam.ac.uk

http://www.jennypackham.com

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