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Cucinare, lavorare a maglia, cucire, rammendare. Mansioni domestiche e 
prettamente femminili. Raro e’, per chi e’ nata come me negli anni ’80 come me,
ma anche nei ’70 o ’90, che sappia fare in modo semi decoroso, almeno due di 
queste cose. Ci hanno detto che saremmo diventate avvocato, professoresse, 
giudici e farmaciste. Non sarte, magliaie, giardiniere o panettiere. Il messaggio 
era chiaro: riscattati dalle faccende domestiche, assicurati di guadagnare 
abbastanza per poter pagare qualcun altro che si occupi di queste cose al posto 
tuo.

Invece guarda caso, in questi di anni di crisi finanziari a e ideologica, che è 
iniziata ben prima del crash del 2008 di Lehman Brothers, abbiamo imparato a 
fare cose che pensavamo che nessun altro, al di fuori delle nostre madri e nonne,
avrebbe dovuto ripetere. All’improvviso abbiamo capito una cosa semplicissima 
che nei ruggenti anni ’80 e nei comodissimo anni ’90 non abbiamo avuto tempo 
di confessarci. Fare quello che ci piace e gratifica è bellissimo. E la gratificazione
spesso passa dalla manualità.

Infinite sono le storie di chi scappa dalla City per fare l’apicoltore o smette di fare
l’ingegnere per gestire un B&B in mezzo al nulla. Anche senza scelte di vita e 
cambiamenti così drastici, abbiamo iniziato a fare il pane in casa, coltivare le 
zucchine sul nostro terrazzo, invitare gli amici anziché’ uscire a cena , guardare i 
tutorial su youtube su come si lavora ai ferri. 
Lo scorso natale ho ricevuto una sciarpa e un cappello di lana fatti a mano. Io ho 
regalato infinite collane di mia produzione e quando ho regalato alle amiche i 
cappellini e scarpine dei mia mamma – che è un’artista della maglia e gioca in 
un altra categoria – sono stati apprezzati più di una borsa di Prada personalizzata.
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Una delle mie guru personali, India Knight, ha pure scritto un libro su questo 
fenomeno dal titolo The Thrift Book, il Libro della Parsimonia 
http://www.amazon.co.uk/Thrift-Book-Live-Well-Spend/dp/0141038233
Seguendone i passi, ho fatto buon uso di 4 giorni di vacanza, iscrivendomi ad un 
corso di cucito a Wimbledon Park. I risultati non si sono fatti attendere: due 
lezioni e sapevo preparare un cuscino, altre due lezioni e avevo una gonna dal 
taglio anni ’50, modellata su di me. E poi ho imparato a tagliare la stoffa e usare 
un reperto del passato come Burda, il giornale che, insieme al film Wall Steet, 
rappresenta molto bene gli anni ‘80 . Non vi dico la sorpresa quando ho scoperto che il giornale esiste ancora e tiene benissimo alla faccia della crisi dell’editoria, 
e il design non e’ cambiato di molto. Scordatevi Vogue e la direzione artistica di 
Carla Sozzani: le foto sembrano scattate in Germania Est prima della caduta del 
muro di Berlino. Quello che conta è che adempie ancora alla sua funzione 
appieno. 
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In tutto questo devo ringraziare la mitica Katia, che ha insegnato a me e ad altre 
casalinghe dorate di Wimbledon questa competenza tanto importante. Con 
un’esperienza decennale e pazienza da vendere, mi ha convertita. Sono convinta che investire un centinaio di pound in una macchina da cucire siano soldi ben 
spesi. Il negozio di riparazioni vicino a casa sentirà la mia mancanza, ma la 
soddisfazione di produrre – e riparare – qualcosa con le proprie mani è non ha 
prezzo.

Per info http://www.sewpretty.me.uk/

 

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/advocacy_project/6069975857/”>The Advocacy Project</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a&gt; <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a&gt;

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