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Per il terzo anno consecutivo mi sono trovata a sistemare casa il primo giorno dell’anno, non per lasciare spazio ai vestiti nuovi comperati durante I primi saldi, ma per liberarmi di molto altro: libri, pentole, cd e gadget tecnologici di qualche anno fa, ma ormai surclassati da telefoni e memorie virtuali.

Cluttered-House

La verità è che comperiamo tanto, senza dubbio troppo. L’economia gira poco, ma non ci arrendiamo, abituati comunque a comprare, e incapaci di rinunciare al rito di passaggio che sono i regali di Natale e i saldi di gennaio. Del resto le opportunità di comperare ci vengono sbattute in faccia ad ogni momento, ci inseguono per settimane, grazie alle pubblicità online.

Molte cose sono diventate esponenzialmente più economiche. Esiste la versione low cost di tutto, dall’auto al rossetto, per non parlare dei falsi.

Racconterei una bugia se dicessi che la candela che mi fa sentire in una spa di Bali e la borsa di un designer francese non mi abbiano resa felice questo natale. Il regalo più azzeccato è però stato una capra. Non fisica, ma una capra che un’amica ha comprato a mio nome per un villaggio in Africa. So che state sentendo odore di buonismo e ovvietà. Non lo scrivo qui per dimostrare quanto bravi e generosi siano I miei amici, e di conseguenza io, che mi circondo di persone così speciali, ma del fatto che questo regalo ha fatto centro su tanti versanti.

Ha fatto qualcosa di utile (innegabile), ha reso felice me e spero più di me una famiglia in Africa, e ha contribuito ad eliminare inutili carte, imballaggi, costi di trasporto. Nessun operaio sottopagato nel sudest asiatico si è tagliato le mani per costruire quale regalo.

capra

La verità è che non abbiamo finito i soldi, ma lo spazio. Se il costo di abiti, libri, cibo, articoli casalinghi e mobili sono diventati esponenzialmente più economici, non si può certo dire lo stesso delle case.

Se anche voi come me vivete in una grande città, la possibilità che viviate in una casa con spazi limitati è piuttosto alta, quindi capirete di cosa sto parlando.

Ripulire gli spazi e le superfici degli eccessi ci fa sentire bene, un po’ come trascorrere una giornata tra sport e cibo sano dopo le abbuffate natalizie. Non è un caso che, ad ogni giornale che mi capita tra le mani, dai femminili inutile al Financial Times, si facciano le lodi della profeta dell’ordine Marie Kondo, che sparge il verbo dell’ordine e della pulizia. Ammetto che tanti dei consigli che ci offre sono un po’ovvii, un po’ strani e vagamenti disturbanti.

Quello che mi sento di suggerire sono altre due o tre cose, probabilmente altrettanto ovvie, che ho capito da sola, ma di cui ho trovato conferma negli insegnamenti di Marie. Liberarsi da tutto quello che non ci piace, sia una maglietta, una tazza o anche un libro. Non importa se chi l’ha regalata aveva le migliori intenzioni. Se non vi piace, non meritate di viverci. Tenete quello che usate e che vi piace. Non tenete vestiti pensando che vi possano essere utili per fare giardinaggio, pitturare le pareti di casa, fare manutenzione alla bicicletta. I vestiti si possono lavare, anche dopo averci fatto la corsa campestre. Quando guardate a questi vestiti “da lavori pesanti”, fatevi questa domanda: se incontrassi un ex con indosso questa cosa, mi sentirei in imbarazzo? Se la risposta è si, allora sapete cosa dovete fare. I capi non tornano di moda. E se tornano ci sono buone possibilità che il vostro corpo abbia proporzioni diverse, causa cambi di peso e ridistribuzione dello stesso. E poi a volte I tessuti si corrodono e consumano. Lo giuro! L’ho visto con I miei occhi per un paio di guanti anni ’80 la scorsa settimana. Vecchi telefoni, cuffie senza fili e oggetti di tecnologia. Tutti questi prodotti pre smartphone non si meriteranno un posto al Design Museum o alla Triennale. Liberatevene senza remora, ma fatelo in modo ecologico, portandoli nei posti che li raccolgono.

E se volete farmi felice e farmi un regalo, sentitevi liberi di regalarmi una capra.

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