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È venerdì pomeriggio, sono a Roma per un lungo weekend. Passeggiando per il centro il marito suggerisce di mandare una cartolina a nonno e zia quasi novantenni. Trovare le cartoline è facilissimo: una bella fontana di Trevi, ora in fase di restauro, ed un’altra con i fori romani, immagini classiche e immortali della città eterna. Scelte le cartoline, entro in un sali e tabacchi, per comprare i francobolli. Mi dicono che i francobolli no si vendono più nelle tabaccherie. Tolti i sali, tolti i francobolli, le tabaccherie potrebbero pensare di cambiare nome. Confesso il mio sconcerto alla tabaccaia – che però mi rassicura: la posta sta a venti metri da lì. Alla parola Posta nella mia mente si accende una sola immagine. Coda interminabile. Caldo. Attesa. Noia. Ma come, devo comperare due francobolli e per farlo davo davvero andare in posta? Sì, l’unica soluzione. La mia reazione istintiva è di lasciar perdere. Poi penso alla giornata tipica di due ultra ottantenni, uno a casa propria e l’altra in casa di riposo. Non accade molto, e ricevere posta è un avvenimento. Dobbiamo mandare queste cartoline. La posta è davvero vicina, proprio come promesso. E che posta! Lo spazio è maestoso, con soffitti affrescati, marmi, frammenti antichi in bella mostra disposti sotto lastre di vetro. Il marito non crede ai suoi occhi e mi ricorda l’aspetto del nostro ufficio postale: una stanza, scarsa illuminazione, pavimenti in linoleum e 5 sportelli allineati. Il confronto è surreale. 

Arrivo al dispositivo dove prendere il biglietto, dove, non nascondo, mi trovo in difficoltà. Il pulsante francobolli non esiste. Titubante, scelgo quello che si chiama ‘corrispondenze e pacchi’. Incontro lo sguardo di un signore, seduto su una delle sedie della sala d’attesa. Chiedo se davvero questo è l’unico posto dove comprare francobolli, e chiedo se ho scelto l’opzione del biglietto giusto. La buona notizia è che ho scelto l’opzione giusta, la cattiva, mi dice, è che è davvero così. Hanno introdotto questa cosa assurda, che aggiunge file e perdite di tempo per sbrigare faccende molto semplici. Ma come è possibile che non ne abbia mai letto sui giornali di questo cambiamento?

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Aspetto il mio turno, aspetto per venti minuti. Le mie previsioni erano giuste: coda, caldo, lunga attesa. Per fortuna sono in un bellissimo palazzo, e, come mi spiega questo signore gentile, si tratta che della ex chiesa degli inglesi a Roma. Come a dire, non siamo finiti qui per caso.

Arriva il mio turno, finalmente. L’ironia, perché queste cose vanno prese con leggerezza, è che il mio sportello, nonostante si occupasse di Corrispondenze e Pacchi, non aveva i francobolli!

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Quindi ai venti minuti, se ne sono sommano altri cinque. Che dire, pazienza. Certo è che le poste, con questo trucchetto, si assicurano un passaggio incredibile di persone, a cui possono vendere i loro prodotti bancari, telefonini, cancelleria e altro.

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